Gaugamela, il capolavoro tattico di Alessandro

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Mosaico raffigurante Alessandro

Nel corso dei suoi undici anni di avanzata dalla Macedonia fino alle rive dell’Indo, passando per Grecia, Asia Minore, Egitto, Iran, Iraq, India e di nuovo indietro fino a Babilonia dove morì di febbre nel 323 a.C. , Alessandro Il Grande combatté oltre cinquanta battaglie, tra più e meno grandi.

Il dato che per primo a mio avviso salta agli occhi come veramente eccezionale e incredibile è che sia uscito vincitore imbattuto da ogni battaglia conosciuta cui egli abbia preso parte. Altro fattore che fa del condottiero macedone un caso unico è il suo essere sempre stato parte attiva in prima linea del suo esercito.

Ma andiamo con ordine, la battaglia di cui ho deciso di parlare oggi è quella combattutasi nella piana di Gaugamela, l’odierna Mosul in Iraq, precisamente qui , il 1 ottobre del 331 a.C. Ho scelto questa per diversi motivi che proverò a sintetizzare per punti:

  1. Fu la battaglia che di fatto sancì la sconfitta definitiva di Dario III che abbandona per la seconda e definitiva volta il campo di battaglia (la prima volta accadde nella battaglia di Isso) e il progressivo ma sempre più marcato assoggettamento dell’impero persiano alla Macedonia.
  2. Dopo la vittoria a Gaugamela Alessandro avanza trionfalmente, libera e conquista le grandi città: Babilonia, Ectabana, Pasargade e Persepoli.
  3. Si tratta come da titolo del post di un capolavoro di tattica e intelligenza in quanto Alessandro combatté e sconfisse un esercito grande circa cinque volte il suo.

FORZE IN CAMPO

Le fonti, sull’argomento forze in campo, sono contrastanti e a volte molto lontane tra loro. Premesso che i primi cronisti attendibili sono pro Alessandro e scrivono in epoca ellenistica a posteriori, solo citando opere di storici contemporanei ai fatti andate perdute è ragionevole credere che abbiano esagerato i numeri per aumentare il valore dell’impresa macedone. Comunque pare ci sia una certa uniformità sui numeri delle forze macedoni: 40000 fanti e circa 7000 elementi di cavalleria. Sulle forze persiane si parte dagli esagerati 1000000 di fanti, 40000 cavalieri e 200 carri falcati per arrivare a quello ritenuto più attendibile di circa 200000 fanti, 35000 cavalieri, 100 cari falcati e 15 elefanti, un rapporto quindi di uno a cinque a favore dei Persiani. Il vantaggio almeno sulla carta propende verso Dario anche per altri elementi: Dario III prima di divenire il Gran Re fu satrapo di quelle regioni (il satrapo persiano erano l’equivalente di un governatore, un referente dell’imperatore) quindi conosceva perfettamente il terreno. Le fonti ci dicono che fece spianare ogni duna o imperfezione del terreno per sfruttare al meglio l’arma dei carri falcati, già utilizzati ad Isso con scarso risultato. Alessandro può contare quindi solamente su un esercito tecnicamente e militarmente più preparato ma in pesante inferiorità numerica, su una maggior “fame” di conquista dei suoi uomini e su una sua personale superiorità strategica rispetto a Dario.

Alessandro il Grande e Dario III il Gran Re sono due sovrani diametralmente opposti. Alessandro come già accennato partecipa in prima linea con il su esercito ad ogni battaglia, comanda personalmente le truppe, cavalca al loro fianco, si ferisce assieme a loro, sanguina con loro. Dario certifica il proprio potere sublimando il terrore nei suoi sudditi minacciandoli di morte o di gravi ripercussioni in caso di disobbedienza. Dario (e in generale i re achemenidi, vedi Serse alle Termopili) è Re/Dio, Alessandro è guerriero/Re (sebbene abbia sempre giocato sulla storia della sua natura semidivina e si sia fatto incoronare Faraone) il che agli occhi dei sudditi suona molto diverso.

L’esercito macedone è tecnicamente e militarmente più avanti. Alessandro eredita lo schema della falange del padre Filippo II a sua volta mutuato dallo schema della formazione in falange greco il cui più nobile e alto esempio fu la spietata falange spartana. Attenzione però, Alessandro eredita quanto detto poc’anzi ma lo rielabora e lo migliora con alcuni accorgimenti strategici che gli garantiranno un’avanzata per anni inarrestabile.

La falange era formata da due diversi tipi di soldati di fanteria: gli hypaspistai che erano armati alla maniera degli opliti greci con armatura, scudo, picca e spada e i pezeteri armati di armatura pesante con schinieri elmo e scudo e portatori delle potentissime sarisse, lunghe aste che oscillavano tra i 5 e i 7 metri che terminavano con punte penetranti e possenti.

La falange in formazione di avanzata aveva forma rettangolare in cui le prime file puntavano le sarisse verso i nemici mentre le file di retroguardia tenevano in alto verso il cielo le loro sarisse con duplice funzione: ostacolare e smorzare eventuali piogge di frecce degli arcieri nemici e aumentare la forza distruttiva della falange al momento dell’impatto con il fronte nemico in cui le sarisse venivano rapidamente abbassate e i ranghi si serravano.

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Falange macedone in formazione
Falange macedone che impatta con il fronte nemico
Falange macedone che impatta con il fronte nemico

Tornando a Gaugamela, Alessandro operò il suo capolavoro tattico con i seguenti accorgimenti:

Essendo ben consapevole della sua pesante inferiorità numerica raddoppiò la falange centrale ponendo un secondo battaglione arretrato dopo il primo, davanti alle salmerie e al campo in maniera da essere pronti e reattivi in caso Dario avesse tentato una manovra avvolgente volta a cogliere i macedoni alle spalle. La seconda falange centrale avrebbe così avuto la doppia funzione di supportare i compagni della prima falange in caso di difficoltà a reggere l’impatto sul fronte ma anche di virare di 180° ed essere appunto preparati a fronteggiare eventuali attacchi alle spalle.

Sul fianco sinistro Alessandro affidò il comando al generale Parmenione già fido ed esperto generale di suo padre mentre invece guidò in persona con la sua cavalleria l’operazione di sfondamento del fronte persiano e lo fece in maniera astuta inducendo Dario a commettere il tanto atteso passo falso.

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Disposizione iniziale degli eserciti

Alessandro puntò dritto in diagonale verso destra cavalcando con al seguito la cavalleria. Dario gli scagliò contro il fianco sinistro del suo esercito che venne sconfitto agevolmente. Alessandro non si fermò, continuò la sua cavalcata. A quel punto Dario sottrasse uomini dal fronte centrale per arginare l’avanzata del sovrano macedone e fu lì che cadde nel tranello di Alessandro in quanto al centro del suo esercito si aprì una breccia.

Alessandro che aspettava proprio questo momento invertì la cavalcata rapidamente seguito dai suoi uomini e iniziò a convergere verso il centro, puntando dritto dritto verso Dario in persona.

Conversione di Alessandro verso il centro nella falla del fronte persiano.
Conversione di Alessandro verso il centro nella falla del fronte persiano.

L’intento di Alessandro era quello di chiudere l’esercito persiano in una morsa accerchiante che avrebbe sterminato e sconfitto senza pietà il nemico se non fosse che proprio mentre Alessandro e la cavalleria stavano puntando verso Dario arrivò al re macedone la segnalazione e la richiesta di aiuto da parte del suo fronte sinistro e dal centro della sua falange.

Parmenione stava faticando a contenere la pressione dell’ala destra persiana in pesante superiorità e intanto si era aperta una falla al centro della falange ad opera degli indiani di Dario che avevano sfondato le prime linee e stavano arrivando alle salmerie. Inoltre la falange centrale dovette sopperire alle prime richieste sulla sinistra di Parmenione.

Alessandro decise da abilissimo stratega di invertire nuovamente la rotta e virare verso l’ala sinistra del suo esercito in soccorso del suo generale.

Con il tempestivo intervento di Alessandro la falange centrale poté così ricompattarsi e rientrare in formazione e l’ala sinistra di Parmenione ritrovò sicurezza.

La battaglia di fatto si concluse con Dario che si diede alla fuga e con l’esercito macedone che divenne dominatore del campo passando in rassegna i nemici ancora presenti. La vittoria di Alessandro fu schiacciante anche in termine di perdite umane: 1200 circa di soldati macedoni e 53000 di soldati persiani con i carri praticamente distrutti e il Gran Re messo in fuga per la seconda e definitiva volta.

Immagini prese da Wikipedia

2 pensieri su “Gaugamela, il capolavoro tattico di Alessandro

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