E giuro che non ho una pistola.

image

E’ tardo pomeriggio in un giorno di inizio aprile, precisamente il cinque. Corre l’anno 1994 e la storia inizia nella villa sita al numero 171 di Lake Washington Boulevard, East Seattle. Kurt Cobain sta entrando nella serra sopra il garage visibilmente barcollante. E’ ubriaco perso e probabilmente quel giorno ha anche abusato oltremodo di eroina. Durante l’ultimo mese, da quando è tornato dall’Italia con un quasi riuscito tentato suicidio in albergo a base di roipnol, è sfuggente verso tutti, siano gli altri membri della band, la moglie, i discografici o i fans. Lo showbiz lo ha annoiato, logorato e stancato e per Kurt non c’è miglior cura ai suoi dolori (compresi quelli lancinanti di stomaco che lo tormentano fin dall’adolescenza) che l’eroina.

“Ho solo bisogno di chiarire le idee. Fanculo tutto, io non sono il portavoce di nessuno.” pensa mentre si accinge sbandando  ad aprire la porta della serra.

Nella mano destra stringe una scatola di sigari di metallo e una bottiglia di Jack Daniel’s per il collo, nella sinistra un fucile modello Remington M-11 calibro 20. Inciampa svariate volte e impreca. Finalmente riesce a raggiungere l’entrata ma è troppo stordito per centrare la toppa della serratura così apre la porta con un calcio facendo saltare la debole chiusura. All’interno il locale è scarno e disadorno. Solo alcuni mobili spogli, un piccolo lavello e alcune piante trascurate e piuttosto rinsecchite testimoniano tracce di vita. Pur trattandosi di una serra stiamo comunque parlando della serra della villa ultramilionaria della rockstar più famosa degli ultimi due anni e mezzo, di colui che con un solo album ha sbalzato dalla vetta delle classifiche americane Michael Jackson, adombrato la brillante stella dei Guns’n Roses e dato voce ad una generazione di giovani. In quella serra però non ci sono tracce di lusso, di sfarzo, di ricchezza e soprattutto di felicità. Paradossalmente mentre la sua carriera è all’apice, la sua vita è un fiume in piena di problemi, disagi e sofferenze che lo rendono fragile e solo.

Dopo essere entrato si appoggia al muro alla sua sinistra per non cadere. Decide saggiamente di sedersi e lo fa lasciandosi completamente andare con la schiena contro la parete per poi scivolare lentamente fino a ritrovarsi seduto. Accanto a lui trova gli unici oggetti che gli appartengono, la sua fidata Martin D-18E acustica usata nell’ultima tournée di In Utero e nell’ MTV Unplugged e uno dei suoi tanti taccuini con la penna inserita dentro.
Dopo aver posato a terra la scatola di sigari beve una lunga sorsata di whisky e posa la bottiglia. Trascorrono alcuni minuti. La testa d Kurt oscilla incontrollata nel vuoto diverse volte. Poi apre la scatola di sigari dove custodisce il suo kit da drogato e prepara la siringa. Vorrebbe evitare ma ormai è completamente dipendente dell’eroina. Negli anni ha sviluppato anche un’incredibile resistenza alla droga soprattutto in relazione alla sua corporatura esile e al suo labile stato di salute.
Kurt rimane seduto in stato catatonico appoggiato al fucile il tempo necessario che l’eroina entri in circolo. Quando i movimenti tornano normali anche se leggermente rallentati allunga la mano destra e impugna la chitarra per il manico. Improvvisa un arpeggio e canta qualcosa sbiascicando. Il suo cervello continua a creare e distruggere pensieri. Posa la chitarra e prende il taccuino. Inizia a scrivere, un po’ storto a causa dello stordimento portato dalla droga che nel frattempo gli ha rilassato i nervi.
“Non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai.” scrive e interrompe di tanto in tanto per una boccata di fumo.
Improvvisamente Kurt smette di scrivere e, complice un picco di endorfine dovuto all’eroina, si alza in piedi di scatto. Imbraccia il fucile e svuota il caricatore contro la parete che ha di fronte,dopodiché apre la finestra della serra e lancia l’arma nel piazzale sottostante che, atterrando sull’auto emette un frastuono tremendo. Richiude la finestra, assesta una potente pedata alla scatola di sigari custode del suo kit da drogato e lancia un urlo liberatorio accasciandosi a terra, prolungato, così forte da rimanere senza voce all’istante. Esce dalla serra sbandando ancora e si dirige verso casa.

Immagine presa da http://andrew-punkrocker.deviantart.com/

4 pensieri su “E giuro che non ho una pistola.

  1. povero kurt. che sarebbe finito male lo percepii ascoltando “about a girl” sul vinile scricchiolante di Bleach, verso la fine del brano, quella serie fragile e ossessiva di “I do” che seguono l’ultimo “free”. qui ne dipingi un affresco forse un po’ romanzato (o almeno è la mia sensazione), però è davvero da incorniciare il passaggio in cui scrivi “Il suo cervello continua a creare e distruggere pensieri”.

    Piace a 1 persona

    1. Ciao, grazie mille del commento! Diciamo che ne ho descritto la versione, forse, di come avrei voluto che finisse… potendo forse ancora averlo tra i vivi ancora oggi. La sezione delle storie si intitola volutamente “La macchina del tempo 2.0” in cui immagino di tornare indietro ad un evento e cambiarne il corso. Purtroppo (o forse!!) È un artificio possibile solo in narrativa!

      Saluti, Andrea

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...