La scultura greca classica

La scultura rappresenta senza dubbio la parte più abbondante e da noi conosciuta, ma soprattutto a noi giunta, dell’intera produzione artistica del mondo greco. I motivi, al di là di una particolare predilezione della società greca per la scultura, risiedono nella maggior resistenza e longevità dei materiali utilizzati, quasi esclusivamente marmo e bronzo. Tuttavia la produzione statuaria greca a noi giunta, se si escludono le opere che conosciamo solo attraverso la mediazione delle comunque sicuramente fedeli copie di età romana, differisce molto dalle originali condizioni, sia artistiche che sociali: le statue greche innanzitutto, riprendendo le diffusissime mode cretesi, erano policrome. I marmi erano dipinti mentre i metalli alternavano al bronzo  altri metalli come oro e rame per giocare sui contrasti di colore. In secondo luogo le statue non nascevano per essere collocate dove noi oggi le vediamo, quindi la loro fruizione ci risulta falsata.
La produzione definita classica nella periodizzazione della scultura greca si colloca dal 450 a.C. circa subito dopo la fine del cosiddetto stile severo, dominato ancora da una certa staticità e fissità delle forme in cui ancora non vi è interazione tra il soggetto e l’ambiente, e arriva fino alla morte di Alessandro Magno avvenuta nel 323 a.C., data in cui viene per convenzione fatto cominciare il periodo ellenistico.
Le caratteristiche principali di questa produzione vastissima (si ricordi che purtroppo noi conosciamo solo una minima parte, e in alcuni casi mutuata da copie romane) sono senza dubbio la conquista dello spazio, la padronanza completa da parte degli artisti della materia, che li portò a esplorare a fondo il movimento dei corpi, scrollandosi di dosso la staticità innaturale che caratterizzava le opere del periodo severo.
Il termine classico è sinonimo di grado massimo e inimitabile di perfezione, espressione più alta e inarrivabile dell’ingegno e dell’abilità artistica umana, coniato per differenziare nettamente questa produzione dalla precedente, definita rozza e dalla seguente, definita decadente. Altra caratteristica che farà di questo periodo  il culmine, è la canonizzazione e la definizione matematico-anatomica delle proporzioni dei corpi che venne studiata analiticamente ed enunciata secondo rigidi principi dallo scultore Policleto.
Del periodo classico conosciamo diversi nomi degli artisti. I principali sono: Policleto, Fidia, Lisippo e Prassitele.

Policleto 

Il Doriforo, l'opera simbolo della scultura classica greca
Il Doriforo, l’opera simbolo della scultura classica greca

Policleto fu insieme a Fidia forse lo scultore più noto del periodo classico e della scultura greca antica in generale, a lui si deve la già citata canonizzazione anatomica che si ritroverà in tutta la produzione seguente, rimanendo valida per millenni fino a Canova e al Neoclassicismo del ‘700. La canonizzazione era molto semplice ma funzionale:

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Schema dei canoni policletei applicati alla stutua “Il doriforo”

Il corpo umano perfetto doveva essere: largo esattamente tre volte la larghezza della testa(da spalla a spalla), alto otto volte (da testa a pianta dei piedi), il busto avere una lunghezza pari a tre volte la testa (misurata dal collo al pube) e le gambe essere lunghe quattro volte la testa. Infine il palmo della mano aperta al massimo doveva ricoprire perfettamente il volto ( dal mento alla fronte in altezza e da guancia a guancia in larghezza).
Praticamente secondo i canoni policletei il corpo è misurato in funzione della testa, che a sua volta misura un ottavo preciso il resto del corpo e sulla base di queste misure vengono costruiti i sopracitati canoni.
…fate pure qualche prova su voi stessi e grosso modo non dovreste riscontrare anomalie!

Analisi delle proporzioni di Policleto
Analisi delle proporzioni di Policleto

Purtroppo di Policleto non abbiamo originali ma solo copie romane. Le più note sono il già citato “Doriforo” e il “Diadumeno”.
Il doriforo, letteralmente portatore di lancia ormai andata perduta ma della quale intuiamo la posizione dalla mano sinistra, è una statua che rompe gli schemi tradizionali e introduce un sinuoso e innovativo movimento nel corpo del soldato, raffigurato nell’atto di avanzare.

Schema delle principali linee guida della statua
Schema delle principali linee guida della statua

Il movimento leggermente ad S del corpo parte dalla testa e arriva ai piedi in maniera bilanciata ed equilibrata. Altra grandissima introduzione di Policleto fu il cosiddetto chiasmo. Il chiasmo (riferendosi alla lettera X greca pronunciata appunto chi) prevede una perfetta contrapposizione anatomica tra parti distese e parti contratte del corpo.

Schema del chiasmo e dei bilanciamenti operati dall'artista
Schema del chiasmo e dei bilanciamenti operati dall’artista

A braccio sinistro piegato, corrisponde gamba destra distesa, mentre viceversa a braccio destro disteso corrisponde gamba sinistra piegata. Inoltre alla linea delle spalle che tende a destra, corrisponde quella del bacino che tende a sinistra. Tutto questo gioco di equilibrio e di statica conferisce all’opera un moderno senso di movimento mai visto prima.

Il Diadumeno, altra celebre statua di Policleto. Letteralmente "che si cinge la testa" . Rappresenta un atleta nell'atto di cingersi il capo con la benda del vincitore. Anche in questo caso si noti il chiasmo, cioè l'incrocio tra arti distesi e contratti che conferisce equilibrio e solidità alla statua
Il Diadumeno, altra celebre statua di Policleto. Letteralmente “che si cinge la testa” . Rappresenta un atleta nell’atto di cingersi il capo con la benda del vincitore. Anche in questo caso si noti il chiasmo, cioè l’incrocio tra arti distesi e contratti che conferisce equilibrio e solidità alla statua
Schema delle linee nel Diadumeno. L'impianto compositivo è simile a quello del Doriforo sebbene le braccia siano staccate dal tronco
Schema delle linee nel Diadumeno. L’impianto compositivo è simile a quello del Doriforo sebbene le braccia siano staccate dal tronco

Fidia

Il nome di Fidia è legato indissolubilmente alla costruzione del Partenone di Atene. L’artista strinse con Pericle un profondo legame che portò a quello che risulta ad oggi il più antico sodalizio artistico conosciuto tra committente ed esecutore dei lavori. Atene visse sotto Pericle uno dei suoi periodi più fulgidi e floridi. La democrazia greca, ateniese in particolare, ebbe in Pericle il suo massimo rappresentante e Fidia, nominato direttore dei lavori e architetto generale del Partenone, ebbe l’onore e l’onere di trasferire nei marmi bianchi gli ideali greci di democrazia e civiltà. Lo stile di Fidia si caratterizza per una particolare abilità nell’utilizzo delle linee curve delle composizioni. Le sue statue sono sempre gruppi ordinati e ben strutturati dove ogni figura è armonicamente legata alle altre. Le sue opere giunte fino a noi sono esclusivamente statue di marmo dei frontoni del Partenone, ora conservate al Brtitish Museum di Londra, e metope sempre a decoro del Partenone. (le metope sono bassorilievi o altorilievi scolpiti all’interno di una formella di forma quadrata che era posta come elemento decorativo sulle architravi nei templi greco romani).

Metopa del Partenone raffigurante una battaglia tra un centauro e un soldato
Metopa del Partenone raffigurante una battaglia tra un centauro e un soldato
Gruppo scultoreo che decorava il frontone del Partenone. Si noti come la linea diagonale del gruppo marmoreo seguisse quella geometrica del triangolo del frontone
Gruppo scultoreo che decorava il frontone del Partenone. Si noti come la linea diagonale del gruppo marmoreo seguisse quella geometrica del triangolo del frontone
Particolare di una statua del gruppo a decoro del frontone del Partenone
Particolare di una statua del gruppo a decoro del frontone del Partenone
Busto di Iride, a decoro del frontone del Partenone. La statua purtroppo è tronca di arti e testa. Il busto e gli appena accennati arti emanano comunque una padronanza della materia e una maturità assoluta raggiunta da Fidia
Busto di Iride, a decoro del frontone del Partenone. La statua purtroppo è tronca di arti e testa. Il busto e gli appena accennati arti emanano comunque una padronanza della materia e una maturità assoluta raggiunta da Fidia

Il personaggio di Fidia rimane un mistero della storia dell’arte greca: sebbene osannato e vantato come massimo esponente del tempo e autore del progetto, esecuzione e decorazione del Partenone, le fonti biografiche su di lui sono a dir poco scarne e lacunose. Nessuna data è riportata con certezza e spesso si allude a lui come abilissimo scultore, tanto che alcuni ne mettano addirittura in discussione l’esistenza. Per contro risulta documentato l’elevato numero di allievi che lo seguirono e che probabilmente lo affiancarono nella titanica opera di costruzione e decorazione del Partenone.

Lisippo

Lisippo fu abile bronzista. La maggior parte delle sue opere, purtroppo, ci sono pervenute tramite copie romane in marmo. Rappresenta l’artista che segna la cesura tra periodo tardo classico e primo periodo ellenistico. A riprova del fatto divenne ritrattista ufficiale di Alessandro Magno, famosa la testa di Helios con le sembianze del conquistatore macedone.

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Testa di Helios con le sembianze di Alessandro Magno

Ebbe il merito di ridefinire alcuni canoni della statuaria classica dettati da Policleto, contribuendo a migliorare ancora la resa visiva delle statue. Si concentrò in particolare sulla definizione dei volti (non a caso divenne ritrattista di Alessandro) che migliorò con alcuni accorgimenti: diede maggior importanza alla definizione delle capigliature, rimpicciolì leggermente le teste e snellì i corpi ottenendo l’effetto di figure più asciutte e slanciate, atletiche e attraenti. Studiò anche la statua da un punto di vista prospettico nuovo, simile a quello delle architetture e per primo conferì tridimensionalità alle sue opere. L’esempio più alto dell’operato di Lisippo è senza dubbio L’Apoxyomenos che noi conosciamo da copia romana.

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L’Apoxyomenos, ovvero colui che si deterge. L’originale lisippea era in bronzo

La statua raffigura un atleta che si lava con un raschietto metallico, oggetto che serviva ad asportare sudore e polvere. L’impianto è, per la prima volta nella storia della scultura greca, tridimensionale. Il punto di vista non è più frontale. La figura diviene padrona dello spazio e “costringe” l’osservatore a girarle attorno per coglierne tutti i punti. Lisippo reinterpreta lo schema compositiva di Policleto andando oltre il chiasmo e creando una figura che, porgendo le braccia in avanti, va verso chi guarda e genera movimento.

Prassitele

Prassitele fu un abile marmista. Introdusse un elemento nuovo nella statuaria greca. Per primo presentò figure con baricentri decentrati e alternativi. A lui si deve quindi la comparsa di figure con completa libertà di movimento nello spazio rispetto all’equilibrio composto di Policleto, alle curve originali di Fidia o ancora alla tridimensionalità di Lisippo. Le opere di Prassitele inoltre trasmettono una senso di pieno abbandono, ottenuto mediante l’utilizzo di linee morbide e dolci, capaci di delineare contorni aggraziati e armoniosi.

Satiro a riposo. Si può notare, oltre alla morbida e sinuosa linea di contorno della statua, il tronchetto cui appoggia il braccio destro della figura a causa del baricentro spostato lateralmente
Satiro a riposo. Si può notare, oltre alla morbida e sinuosa linea di contorno della statua, il tronchetto cui appoggia il braccio destro della figura a causa del baricentro spostato lateralmente

Dato lo spostamento del baricentro praticato spesso da Prassitele, si deve a lui la comparsa nei gruppi marmorei di elementi decorativi o architettonici utilizzati come sostegno per la statua che, altrimenti, non sarebbe stata in equilibrio.

Hermes con Dioniso. Anche in questa mirabile opera di Prassitele si notano il baricentro spostato di lato, la sinuosa curva dei fianchi della divinità, il sostegno cui appoggia il braccio sinistro, sapientemente camuffato dal panneggio, la cui lavorazione risente moltissimo delle statue del frontone del Partenone di Fidia
Hermes con Dioniso. Anche in questa mirabile opera di Prassitele si notano il baricentro spostato di lato, la sinuosa curva dei fianchi della divinità, il sostegno cui appoggia il braccio sinistro, sapientemente camuffato dal panneggio, la cui lavorazione risente moltissimo delle statue del frontone del Partenone di Fidia

15 pensieri su “La scultura greca classica

  1. Grazie mille!
    La statuaria greca raggiunge livelli a mio avviso quasi imbattibili di perfezione, delicatezza ed equilibrio.
    Come dissi a Pietro nel post su Munch, in futuro amplierò molto la rubrica di Arte sul blog.
    Saluti, Andrea

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