La soluzione

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Il ragazzo con i capelli biondi si trovava da ore seduto sul letto della sua stanza dentro la quale viveva rinchiuso ormai da giorni. I suoi abiti erano rimasti invariati dall’ultima volta che vi aveva messo piede. Indossava un paio di jeans sgualciti e strappati,  una polo a manica lunga bicolore a righe orizzontali, anch’essa logora e scarpe da ginnastica. Il suo aspetto era trasandato, il viso pallido era cosparso di brufoli,  la barba incolta, gli occhi vacui e spettrali, dai quali spiccava però l’acceso colore blu, i capelli lisci e biondi erano sporchi e trascurati. Intorno a lui c’erano portacenere e oggetti che venivano utilizzati come tali dappertutto, come bottiglie di plastica tagliate, fogli di carta piegati, lattine vuote, vecchi pacchetti di sigarette e quant’altro si fosse prestato a tale uso.
Il ragazzo con i capelli biondi fissava la parete che aveva di fronte, sulla quale erano affisse alcune delle sue creazioni più strampalate tra disegni e dipinti. Se staccava gli occhi dalla parete lo faceva solo per pochi secondi, giusto il tempo di cercare con gli occhi uno dei tanti pacchetti di sigarette aperti che lo circondavano ed estrarne meccanicamente un’altra…l’ennesima.
Ad ogni nuova sigaretta si diceva: “Ancora questa…mi concedo solo questa ancora.”.
Prima che il tizzone della sigaretta avesse iniziato ad ardere, i suoi occhi sarebbero già tornati  a fissare la parete e tutto sarebbe rimasto immutato fino alla successiva ultima sigaretta.
Gli ultimi giorni del ragazzo biondo erano trascorsi così. Non era uscito dalla sua stanza neppure per mangiare, in fondo a lui non importava molto mangiare. Aveva con sé solo alcune bottiglie d’acqua, ovviamente le sigarette e uno squallido secchio di plastica scolorito, che usava solo per le più incontenibili necessità fisiologiche.
Sovente si era trovato, vista la circostanza, a meditare. Ecco cosa faceva il ragazzo da giorni: fumava e mentre fumava elucubrava sul da farsi, pensava, rifletteva e meditava. Il suo cervello aveva fatto, disfatto e poi rifatto ancora milioni di pensieri per trovare possibili o probabili soluzioni tra una sigaretta e l’altra.
“Ormai è chiaro, resta solo da chiarire quale sia il modo più adatto. Certo alla fine non cambia nulla il risultato sarà sempre lo stesso. Allora perché non mi riesce di convincermi che un modo sia più adatto dell’altro? D’altronde è inevitabile, ormai la sola soluzione possibile è…aspetta…e se stessi sbagliando? Tornare indietro è impossibile, quindi non devo esitare.”, fece una pausa dal pensiero cui si stava dedicando  solo per portare alle labbra ormai riarse un’altra sigaretta. “Se io lo facessi o no a nessuno cambierebbe la vita. Se ne parlassi a qualcuno?  Chiunque mi direbbe che esistono mille soluzioni migliori al mio problema rispetto a quella che ho preso io. Penso che coloro che sfornano solo buoni consigli per capire davvero quanto sia doloroso per me e quanto mi costi fatica riconoscere che questa soluzione sia davvero l’unica in grado di risolvere il mio problema,  dovrebbero provare quello che provo io, sentire quello che sento io…vivere come vivo io…anche solo per un giorno. Molto spesso sento tanta tristezza, tanta rabbia per essere così, tanta empatia. Inoltre mi sento anche tanto vigliacco dal momento che mi manca il coraggio.”.
Il ragazzo biondo si lasciò andare cadendo all’indietro. La testa affondò nel cuscino e gli occhi fissavano ora il soffitto scalcinato a causa di un’infiltrazione dal soffitto. Nel suo cervello risuonavano come una terribile nenia tutte quelle banali e scontate frasi che si era sentito dire infinite volte, cose del tipo: “Ma tu devi reagire.”, “Devi essere forte.”, “Vedrai che passerà.”, “Cerca di farti coraggio.”. Più ci pensava e più si convinceva che in fondo la sua soluzione non era poi così sbagliata.
Il suo umore era pessimo, anzi, ormai non sapeva neppure più che cosa significasse avere un umore. Si sentiva una maschera, un manichino…il fantasma di sé stesso. Aveva fatto tutto il possibile pur di trovare un’altra soluzione, non che non ci avesse provato. Si era persino lasciato convincere di provarci con i farmaci, per i quali nutriva da sempre un odio sviscerato, ma niente. Si era fatto vedere dai più quotati specialisti ma  tutto inutile. Si rafforzava sempre di più in lui l’idea secondo la quale la sua soluzione, quella a cui aveva pensato e su cui rifletteva da giorni, fosse davvero l’unica e l’ultima rimastagli.
Il ragazzo biondo si rimise seduto sul letto, accartocciò il pacchetto, dal quale aveva precedentemente estratto l’ultima sigaretta e lo scagliò rabbiosamente verso uno dei suoi strani e tormentati dipinti che aveva di fronte e che ormai vedeva come una cornice vuota e al suo interno il nulla totale. La nuova sigaretta gli avrebbe concesso il tempo di prodursi in un altro, ultimo, pensiero.
“Ormai non mi resta altra scelta. Mi sento troppo scarico e svuotato di ogni entusiasmo; se davvero esistesse una qualsivoglia altra possibile soluzione alternativa, non mi sentirei così angosciato, così in preda al panico. Ho desiderato troppe infinite volte che questo accadesse. Troppe mattine mi sono trovato a dover maledire il risveglio, troppe altre volte, ho desiderato sparire, diventare piccolo piccolo per non essere visibile a nessuno. Penso che sia la soluzione migliore…per tutti. A me non importa niente.”.
Spense la sigaretta e finalmente si alzò dal letto dirigendosi verso la finestra.
“Se è vero che esiste la reincarnazione, se davvero c’è una vita dopo la morte, desidero tanto diventare un pesce…almeno non proverei nessun sentimento.”.
Questo fu l’ultimo pensiero che occupò il cervello del ragazzo biondo mentre spalancava la finestra. Seguì un silenzio, poi un tonfo sordo.
Adesso non avrebbe avuto più bisogno di sigarette, di portacenere, di bottiglie, di squallidi secchi scoloriti…di niente. Non avrebbe dovuto più neppure maledire alcun risveglio o desiderare null’altro.
Quel giorno  il ragazzo con i capelli biondi aveva trovato la soluzione al suo problema…per sempre.

 

Immagine presa da http://www.equilibriarte.net/profile/sirni/works

10 pensieri su “La soluzione

    1. Spesso il tormento interiore spinge le persone a gesti che neppure immaginerebbero di compiere. Gandhi diceva che l’uomo non conoscerà mai completamente neppure sé stesso… e aveva ragione.

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