Annibale al Trasimeno. Astuzia, tattica e fortuna

Quella che si combatté il 21 giugno del 217 a.C. a Tuoro sul Trasimeno durante la seconda guerra punica non fu una semplice battaglia tra due eserciti contrapposti, rispettivamente quello romano e quello cartaginese, ma un vero e proprio massacro. L’esercito cartaginese capitanato da Annibale Barca annientò rapidamente e senza pietà gli eterni rivali romani nella volontà di portare avanti l’ambizioso progetto di distruggere Roma e di vendicare così il padre Amilcare, il quale lo aveva cresciuto in un clima di odio e di cultura anti romana.
La battaglia del Trasimeno venne decisa in parte da un evento casuale e imprevedibile (che vedremo) a favore dei cartaginesi, ma non bisogna ridurre alla mera sorte il successo del generale africano. Annibale infatti si pose come uno degli avversari più ostici e duri che l’intera storia romana ebbe modo di incontrare. A testimonianza dell’elevato tasso di abilità strategica e di lungimiranza tattica di Annibale restano altre importanti e famose vittorie schiaccianti riportate su Roma: due anni prima, nel 218 a.C. nelle battaglie del Ticino e del fiume Trebbia nelle zone della pianura padana e l’anno successivo nel 216 a.C. a Canne nell’odierna Puglia.
L’esercito di Annibale stava marciando inarrestato dalla Gallia Cisalpina verso Roma appunto dopo aver riportato grandi successi nelle sopraccitate battaglie cui si aggiunsero altre piccole vittorie in scontri di secondaria importanza. Nel disperato tentativo di arginare l’avanzata del generale africano, l’esercito romano guidato dal console Gaio Flaminio Nepote iniziò a marciare dalle basi di Arenius (odierna Arezzo) verso sud per intercettarne l’avanzata. Contemporaneamente il governo di Roma, in seguito ad un consulto straordinario del Senato, ordinò che l’altro console  Gneo Servilio Gemino partisse da Roma percorrendo la neonata via Flaminia che collegava Roma ad Arminum (odierna Rimini) per andare in soccorso a Gaio Flaminio Nepote.
L’informazione attraverso una fitta rete di informatori arrivò rapidamente ad Annibale il quale comprese che se avesse affrontato i due eserciti consolari insieme probabilmente non avrebbe avuto scampo; decise quindi di accampare le sue truppe sulle colline sopra il lago Trasimeno disposte in fila e nascose la spietata cavalleria mercenaria composta da punici, galli, insubri e liguri nelle gole degli angusti passi collinari circostanti.

La mattina seguente all’accampamento dei cartaginesi sulle colline, l’esercito di Gaio Flaminio Nepote, ignaro della presenza nemica sulle alture, stava procedendo verso Roma in marcia e in fila a causa dello spazio ridotto, senza prestare particolare attenzione dal momento che gli scontri avvenivano solitamente con gli eserciti schierati frontalmente in formazione; quello quindi non era assolutamente ritenuto un luogo pericoloso dove avrebbe potuto prendere vita lo scontro.
Quella mattina accadde che una fitta e densa nebbia si levò dalle acque del lago verso il cielo riducendo di molto la visibilità dell’esercito romano. Annibale approfittò (questo fu l’evento imprevedibile e di fortuna cui accennavo in precedenza) della fitta coltre nebbiosa per scatenare proditoriamente il suo esercito contro i romani colti completamente di sorpresa e non schierati per combattere. Alle truppe di terra cartaginesi lanciate letteralmente allo sbaraglio contro i romani si aggiunse la manovra avvolgente e improvvisa della cavalleria che serrò i romani in una stretta letale. L’esercito di Gaio Flaminio si trovò così chiuso tra le colline da un lato e le rive del lago dall’altro. Complici la fitta nebbia e la confusione creata dall’azione  improvvisa dei cartaginesi, per i romani fu rapidamente la fine.

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Rappresentazione dell'imboscata tesa da Annibale all'esecito di Gaio Flaminio Nepote (fonte Wikipedia)

In termini di vittime la battaglia si concluse con circa 1500 perdite per le file cartaginesi mentre per i romani si contarono oltre 15000 vittime e altrettanti prigionieri.
La marcia di Annibale verso Roma continuò inarrestata e costrinse il governo romano nel 217 a.C. a nominare come di consueto nelle occasioni di estremo pericolo un dittatore, Quinto Fabio Massimo che riuscì a frenare leggermente l’avanzata di Annibale praticando una insolita manovra di attesa. Passò così alla storia con il nome di cunctator, il temporeggiatore. Nel 216 a.C. però Annibale ottenne la grandissima e definitiva vittoria sui romani a Canne.

3 pensieri su “Annibale al Trasimeno. Astuzia, tattica e fortuna

    1. Piacerebbe molto anche a me visitare quei luoghi, così come le Termopili, La piana di Gaugamela e altri teatri di antiche battaglie. Sulla battaglia del Trasimeno sto anche scrivendo un romanzo storico (che non so quando mai terminerò) ma che di certo non pubblicherò su WordPress!
      Grazie del commento, ciao

      Piace a 1 persona

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