Il silenzio del dolore

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L'aereo atterrò puntuale come un orologio svizzero. Quel pomeriggio faceva ancora caldo e Piero inforcò gli occhiali da sole mentre si avvicinava al gate di uscita. Un cappellino da baseball dei New York Yankees calcato sul viso gli faceva ombra. Non era mai stato negli States e il suo cuore stava andando a mille. Iniziò il lungo percorso che lo avrebbe portato al ritiro bagaglio. La sensazione che ebbe immediatamente fu di immenso smarrimento, dopotutto il John Fitzgerald Kennedy International era  l'aeroporto più grande che avesse mai visto.

Era partito da Roma per raggiungere la sua fidanzata americana. Si erano conosciuti in Italia quando lei era venuta per il periodo dell'Erasmus. Aveva prolungato il più possibile la permanenza in Italia poiché si era subito innamorata del bel paese…e in breve anche di Piero. Aveva qualche anno in più di lui e fin da principio la colpì lo sguardo scrutatore e triste del ragazzo. La forte amicizia divenne subito amore e Kelly non scappò quando scoprì il problema di Piero, anzi, il legame tra i due divenne ancora più forte.

Piero era sordomuto dalla nascita. Fin dall'infanzia incontrò problemi a scuola e nella vita quotidiana a causa del suo handicap comunicativo. Con Kelly, che non conosceva il linguaggio dei segni (lo avrebbe imparato col tempo, con la doppia difficoltà che dovette imparare a capire prima l'italiano e poi i segni in italiano) l'intesa scattò dal primo momento.

Quel pomeriggio Piero non vedeva l’ora di riabbracciare Kelly. Non si vedevano da oltre un mese e la ragazza lo aspettava al John Fitzgerald Kennedy da oltre un’ora.

Kelly abitava in un open space affacciato sulla riva del fiume Hudson di fronte alle Twin Towers, con visuale completamente sgombera. Il tragitto dall'aeroporto durò oltre un'ora. I due giunsero a casa giusto il tempo di lasciare i bagagli e uscire nuovamente per mangiare un boccone. Nonostante il volo lungo ed estenuante Piero era incredibilmente fresco e riposato.

La sera cenarono in un ristorante italiano vicino casa e rientrarono subito per andare a dormire. Inoltre la mattina seguente Kelly aveva da sbrigare alcune pratiche burocratiche all'università; era ricercatrice alla Columbia University.

Come da accordi la ragazza uscì presto lasciando dormire Piero. Non mancò però di preparagli una ricca colazione apparecchiata in cucina. Il suo impegno si sarebbe risolto in un paio d'ore quindi dopo avrebbero avuto tutto il tempo per stare insieme senza pensieri.

Piero si svegliò dopo qualche ora. Adesso accusava tremendamente le ore di volo e il jet lag. Si sentiva i muscoli legati, rigidi e tesi per cui rimase sveglio a letto ancora per diverso tempo. Guardò l'ora, le lancette segnavano le 10.20. Si alzò lentamente e si diresse stropicciandosi gli occhi verso la vetrata del salone che affacciava sul fiume Hudson. Di colpo Piero rimase impietrito, a bocca aperta e sgranò gli occhi. Di fronte a sé si stava manifestando uno spettacolo raccapricciante, da guerra post atomica, da fine del mondo…una vera e propria apocalisse. Vide una foltissima e densa nube di polvere nera, fiamme e cenere che riempiva i cieli di New York. Il fumo avvolgeva una delle due Twin Towers, si vedeva a chilometri e chilometri stagliandosi minaccioso nei cieli della città. Inizialmente credette di vedere solo una torre a causa del fumo… capì solo dopo che non la vedeva perché non c'era più.

Di riflesso Piero portò le mani alle orecchie tappandole, nel tentativo vano di urlare il dolore che stava provando. Il suo pensiero andò subito a Kelly, la sua università distava solo pochi minuti dalle torri. Passarono alcuni minuti che sembrarono eternità. Nel frattempo l'orologio segnava le 10.28 e Piero vide improvvisamente che anche l'altra torre iniziò a crollare su sé stessa implodendo e venendo giù come un castello di carte spazzato via dal vento. Fu in quel momento che cadde a terra svenuto.

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Kelly stava cercando di farsi largo tra le macerie. Il suo viso era completamente ricoperto di polvere, gli abiti strappati e logori. Camminava scalza. Attorno a lei c'erano cadaveri, vivi che urlavano e corpi agonizzanti carbonizzati di qualunque tipo: uomini, donne, bambini, vecchi, giovani, neri, bianchi, indiani, cinesi, cani…Kelly vedeva ogni tipo di creatura morta, morente o viva che cercava disperatamente di mettersi in salvo oppure alla ricerca dei propri cari. In quel momento pensò a Piero e contemporaneamente al suo fianco ci fu una tremenda esplosione che le fece perdere i sensi.
Venne portata all'ospedale insieme ad altre migliaia di persone che scamparono alla strage. Quando si risvegliò dallo stato di coma qualche settimana dopo vide Piero. Le era rimasto accanto per tutto il tempo della convalescenza. I due si abbracciarono intensamente e Kelly si accorse che non era in grado di articolare nessuna parola. Lo comunicò a Piero nel linguaggio dei segni. I due ragazzi si strinsero ancora più forte e trovarono un motivo per essere felici.

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