L’ultimo incontro

Tomas era seduto sulla sedia a rotelle e guardava fuori dalla finestra da diverse ore. Da mesi il panorama per lui era sempre lo stesso e consisteva nel laghetto con le papere e gli alberi attorno a far da cornice dell’ampio piazzale antistante il Clinical Surgery Hospital di Arkansas City.
Da tempo soffriva di una grave e acuta forma di encefalopatia traumatica da pugilato, disturbo piuttosto comune tra gli ex pugili, che nel suo caso era sfociata nella ben più rara e invalidante forma nota con il nome di sindrome di Guillain-Barré, che intacca progressivamente tutto il corpo fino alla completa paralisi delle articolazioni.
Il cervello di Tomas funzionava perfettamente, sebbene saltuariamente si manifestassero vuoti di memoria, incapacità di articolare semplici conversazioni o confusione mentale.

“Tommy sono io.” disse Trisha entrando in stanza.

“Sono qui, non scappo.” ironizzò.

“Come andiamo oggi?” disse la moglie scarmigliandogli la chioma.

“Come ieri.” notò che Tomas aveva gli occhi lucidi e il pigiama in corrispondenza dei pettorali bagnato di lacrime. Gli si sedette accanto e lo strinse forte.

“Su, non fare così. Tra poco inizierai il nuovo ciclo di fisioterapia. Il centro che ti abbiamo prenotato è il più all’avanguardia. Vedrai che…”.

“Trisha è tutto inutile.” il tono della voce di Tomas si era alzato bruscamente.

“No Tommy, io sono con te, tu sei un campione e so che anche questa volta ti rialzerai, è solo…” venne interrotta.

“No…non questa volta.”.

“E’ solo questione di tempo. Te ne servirà di più delle altre volte, ma noi abbiamo tutto il tempo che ci serve e io so che ce la farai.”.

“Ho parlato con il primario e mi ha detto… “

“Tommy tu guarirai!” questa volta fu Trisha ad alzare la voce per zittire il marito.

“Trisha è finita, hai capito. Finita!”urlò Tomas tirando con forza un pugno all’armadietto di metallo che aveva accanto e ammaccandolo.

“Ho parlato con il dottor Tomson, so tutto. Il mio destino è la paralisi completa anche nel brevissimo termine.”.

“Oh Tommy.” Trisha scoppiò a piangere e abbracciò nuovamente il marito con forza.

“Non dire altro.” Tomas fece segno alla moglie di tacere e continuò:
“So che tu stavi facendo quello che loro ti avevano chiesto di fare ma dopo ieri sera l’ho messo alle strette finché non mi ha detto tutta la verità. Non voglio bugie.”

“Ieri sera? Perché, cosa è successo ieri sera?” Lo sguardo di Trisha era smarrito.

“Guarda, lo vedi tu stessa.” Tomas indicò con la mano destra che perdeva sangue a causa del pugno, il suo braccio sinistro alla moglie e continuò “È da ieri sera che non lo sento più, come se non lo avessi mai avuto. Il nulla completo. Non riesco neppure a muovere un dito. Il mio sinistro, capisci. Morto, sparito. E da stamattina sto sentendo sempre meno anche il piede sinistro. Tra poco, Trisha amore mio, sarò ancora più vegetale di quanto già non sia adesso. Per cui ti chiedo di ascoltarmi, presto non potrò più neppure parlare. Non pensare a me, pensa ai bambini e riferisci loro che papà li amerà per sempre. Tienili lontani dal ring per l’amor del cielo. Andate via da questa città, ricominciate una nuova vita altrove e dimenticate tutta questa storia. Ricordatemi per come ero, ma non vivete nel passato. Se davvero mi ami fai come ti dico. “

Trisha era incredula e non sapeva cosa rispondere. Tomas aveva gli occhi pieni di lacrime.

“Il mio tremendo sinistro è sparito.” ripeté a testa bassa.

La sera trascorse quasi completamente in silenzio. Incredibilmente a credersi, fu Trisha a restare senza parole. Pur sapendo a cosa stesse andando incontro il marito, non era preparata alla sua reazione. I due rimasero abbracciati tutta la sera in silenzio. Nelle sue orecchie, ora, rimbombava fortissimo l’eco delle parole di Tomas.
Giunse la mezzanotte e Trisha dovette lasciare l’ospedale. Salutò Tomas baciandolo sulla fronte.

Quando stava per aprire la porta della stanza sentì la voce del marito chiamarla. Si voltò.

“Ricorda la promessa che mi hai fatto. Ti amo.” disse Tomas e si voltò di nuovo verso la finestra a guardare il laghetto con le papere.

Tomas rimase ancora qualche ora a fissare il vuoto. Stava pensando ai suoi bambini, a Trisha e alla loro casa, a quando conquistò il titolo per la prima volta. Si accorse di poter muovere solo l’avambraccio destro mentre il bicipite e la spalla erano andati fuori controllo,così come il piede sinistro. Volle imprecare ma notò che anche articolare la mandibola era diventato problematico. La notte era illuminata da una grossa e splendente luna.

Tomas posò la mano destra sulla ruota della sedia e spinse con fatica. Iniziò a muoversi lentamente e giunse in prossimità della scala antincendio nella sua stanza. Allungò la gamba destra per spingere l’antipanico e aprire la porta. Spinse ancora finché non fu in prossimità della rampa di scalini. Guardò ancora un attimo il laghetto e pensò un’ultima volta ai suoi cari dopodiché spinse la ruota aiutandosi con il piede ancora funzionante e condusse la sedia a rotelle giù per le scale di metallo cercando di sbattere la testa.

Tomas riuscì a vincere quella sua ultima sfida con sé stesso, ponendo fine al suo calvario. Morì a soli quarantaquattro anni stroncato dalla malattia.

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Nota dell’autore: l’immagine è presa dal web. La storia è liberamente ispirata e molto romanzata alla vita del pugile Tommy Morrison, morto a causa della rara sindrome di Guillain-Barrè

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