La via per l’azzurro

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Tanworth-in-Arden, 24 Novembre 1974, sera.

La pioggia batteva forte sugli sportelli chiusi. Gabrielle era affacciata da oltre mezz’ora stretta nel suo scialle di lana.
“Io vado a dormire. ” la voce della madre Molly ruppe il silenzio surreale che regnava nella stanza.
“Buonanotte mamma, tra poco mi ritiro anche io. Sogni d’oro.”.
Trascorsero ancora alcuni minuti e, proprio quando Gabrielle stava abbassando lo sportello, scorse un’ombra che dal giardino si avvicinava verso casa. Dalla sagoma allungata che la luce flebile del lampione proiettava in avanti, riconobbe subito la corporatura magra e slanciata del fratello Nick con la chitarra a tracolla, il passo lento e senza ombrello incurante della pioggia.
Gabrielle decise di andargli incontro.
“Ciao Nick, come mai già a casa? Non avevi il concerto questa sera?”.
“Ciao. Sì… avevo, o meglio avrei dovuto.”.
“Che significa? È andata male?”.
“È andata che dopo due canzoni ho abbandonato il palco. Io non suono per orde di barbari alcolizzati nei pub che urlano senza il minimo rispetto di chi vuole ascoltare, di me che suono e della mia musica. Non riuscivo neppure ad accordare la chitarra da quanto chiasso facevano.”.
“Oh Nick, mi spiace.”
“E di cosa? Dopotutto la mia musica è particolare, già me lo aspettavo. Anche la critica non adora i miei dischi. Forse è meglio che mi cerchi un lavoro come diceva papà. Vado a letto, buonanotte Gabrielle.”.
“Notte Nick.”.
“Ah, ti chiedo un piacere. Non dirlo alla mamma.”.
“Promesso ma tu asciugati.”
“Sì signore!” rispose scherzosamente Nick simulando il gesto dell’attenti.
Attese ancora qualche istante dopo aver salutato la sorella, dopodiché prese una tazza dalla credenza facendo attenzione a non fare il minimo rumore. Si verso una porzione abbondante di cereali che coprì di latte fino all’orlo della tazza. Mangiò rapidamente, lavando accuratamente la tazza sempre attento ai rumori e salì in stanza con la chitarra a tracolla. Arrivato al primo piano esitò un momento davanti alla porta della stanza dei genitori e proseguì verso il secondo piano.

Fu senza pensare troppo a ciò che stava facendo che quella sera Nick aprì la boccetta che stava sul suo comodino e vuotò parte del contenuto nella mano destra. Nella frazione di secondo in cui stava portando la mano alla bocca lesse l’etichetta, Amitriptilina, un potente antidepressivo che il medico gli aveva somministrato da alcune settimane.

“Al diavolo, se muoio pace, se non muoio da domani sarà tutto diverso!” pensò ingoiando in un sol colpo le pillole.

Sul piatto del suo giradischi stava girando il vinile dei Concerti brandeburghesi di Bach, sul comodino faceva capolino il Sisifo di Camus.

Storia liberamente ispirata alla vita del cantante inglese Nick Drake. Per chi non lo conoscesse consiglio vivamente di ascoltare qualcosa. Immagine da http://www.nickdrake.com/

4 pensieri su “La via per l’azzurro

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